Info

Qualche informazione su Piombino (fonte: Wikipedia)

Piombino è un comune di 34.416 abitanti (fonte ISTAT, gennaio 2007), in provincia di Livorno.

La città si è sviluppata sull’omonimo promontorio ed è separata dall’isola d’Elba dal Canale di Piombino. È situata sulla costa tirrenica Costa degli Etruschi, nella Maremma livornese, l’antica Maremma pisana o volterrana.

Sul promontorio di Piombino è posto il confine morfologico tra Mar Ligure, a nord, e Mar Tirreno, a sud. .

La cima del promontorio è occupata da piazza Bovio, dalla quale -quando il cielo è limpido- si può ammirare tutto l’Arcipelago Toscano e anche la Corsica. Sulla piazza è in funzione il Faro, mentre fino agli anni Venti vi aveva sede una fortificazione detta La Rocchetta .

La città è il capoluogo della Val di Cornia, della quale ospita la sede del circondario.

Monumenti

Nel centro storico della città sono presenti numerose testimonianze architettoniche del passato:

* il Torrione (1212) la porta principale di accesso alla città,l’ antica porta a terra, unica testimonianza dell’età comunale detta anche di Sant’Antonio.
* il Rivellino, (1447) fortificazione del Torrione di forma semicircolare costruito per una migliore difesa dalle artiglierie.
* Il Palazzo del Municipio prima noto come l’antico ‘Palazzo dei Priori’ o Palazzo degli Anziani, fu costruito tra il 1435 e il 1440, da Mastro Nanni di Mogio di Terranova in Valdarno. L’attuale aspetto lo si deve dell’architetto Bellini che in piena epoca fascista nel 1933-35 lo ristrutturò in stile gotico. All’interno della sala del consiglio è conservata l’effige della Madonna col Bambino.
* la Chiesa della Misericordia.
* la Cappella della Madonna della Neve o della Madonna del Desco.
* Concattedrale di Sant’Antimo (1377)(Duomo di Piombino)e l’annesso chiostro rinascimentale opera di grande rilievo,pregevoli opere di Andrea Guardi, come il bellissimo Fonte battesimale in marmo del 1470 ed alcuni sepolcri degli Appiani i Signori di Piombino che commissionarono la maggior parte delle opere, nella facciata mosaico rappresentante S. Michele Arcangelo.La chiesa è prevalentemente in stile romanico, temperato da elementi gotici, fu fatta edificare nel 1377 da Pietro Gambacorti signore di Pisa e del territorio piombinese.
* la Chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali la Tarsinata quel che resta dell’antica chiesa nell’antico porticciolo di marina ,chiesa gotica oramai sconsacrata, la più antica della città voluta dalla consorteria della gente di mare,oggi ristrutturata e adibita a pubblica sala.
* la Cappella della Cittadella o cappella di s.Anna al cui interno è conservata una terracotta attribuita ad Andrea Della Robbia all’esterno nell’antico chiostro della cittadella oggi la piazza antistante il museo etrusco è presente un pozzo a base quadrangolare uno dei pochi esempi in Toscana.
* la Casa delle Bifore (attuale archivio storico della città) o “Palazzo di Martino di Brancaccio” o “Casa Minelli”, unica testimonianza in Piombino di architettura civile duecentesca.Edificata presumibilmente tra il 1284 ed il 1289, forse da un guelfo , rappresenta oggi l’unica testimonianza in Piombino di architettura civile duecentesca eseguita in stile gotico,risente delle influenze dell’arte pisana.
* Palazzo Appiani, prima residenza della famiglia Appiani.
* le Fonti di Marina eseguite nel 1248 in prossimità dell’antico porticciolo di Marina, l’acqua sgorga attraverso teste marmoree di animali opera giovanile di Nicola Pisano, anticamente dette anche delle ‘serpi in amore’ come ricorda il bassorilievo raffigurante due serpenti.
* il Castello di Piombino che trae origine dalla iniziale struttura del “Cassero pisano” del XIII secolo, porta sud della città, successivamente ritoccato da Leonardo da Vinci durante il riordinamento delle difese cittadine, per poi divenire fortezza Medicea a pianta stellare tra il 1552 e il 1557 per volere di Cosimo I de’ Medici

Fuori dal centro vanno segnalate la cappella di San Cerbone, a Baratti, e la chiesa di Santa Croce, a Populonia.

Attività Produttive

L’importanza della zona è data dalla presenza di giacimenti di minerali ferrosi (Elba); ciò ha portato ad uno sviluppo precocissimo delle attività metallurgiche che sono proseguite nel corso dei millenni, a partire dai periodi etrusco e romano e a seguire fino ad oggi. La zona è sede di importanti siti industriali, come le Acciaierie di Piombino, e di industrie della lavorazione dei metalli, come la Magona d’Italia e la Dalmine.

A Piombino precisamente nella frazione di Vignale-Riotorto c’è a la sede di Unicoop Tirreno, una cooperativa di consumatori, Coop, tra le prime sorte in Italia, infatti a Piombino nacque nel primo dopoguerra La Proletaria,embrione di quello che diventerà una delle più grandi cooperative italiane dei nostri giorni .

Il Porto di Piombino è un importante scalo merci per le industrie della zona ed è il principale imbarco per recarsi all’isola d’Elba; ci si può inoltre imbarcare per la Sardegna e altre isole minori dell’arcipelago toscano.

Negli ultimi anni si sviluppato il turismo, praticato sul tratto costiero nella costa est e nella zona di Baratti Populonia.

Festività e folklore

Carnevale Piombinese

Il Carnevale a Piombino è ormai ridotto ai minimi termini con la sola sfilata del carro del mascherone di carta pesta Cicciolo, che nell’ultimo giorno di Carnevale viene accompagnato al rogo in piazza Bovio da una folla di festanti e di maschere.

Festa della Patrona

Sant’Anastasia, festeggiata l’8 maggio, è la patrona di Piombino.

Corteo storico

Solitamente durante il mese mese di luglio si svolgono rievocazioni in costume d’epoca di avvenimenti storici della città.

Sagra del pesce

Ultima domenica di luglio, ormai tradizionale festa del pesce con grande padellone per la frittura del pescato locale.

Sagra del Carciofo

A Riotorto si tiene questa manifestazione che ha come scopo la valorizzazione del Carciofo Violetto della Val di Cornia varietà del Violetto di Toscana.

Musei

Museo del Castello e della Città

Ha sede nella Fortezza, impianto fortificato che si articola intorno ad una torre del XIII secolo che costituiva una delle porte delle antiche mure cittadine. La torre è stata recentemente restaurata e fatta oggetto di indagini archeologiche. Gli scavi hanno riportato alla luce oggetti del XII secolo. Il museo ricostruisce la storia dell’edificio nel contesto delle vicende cittadine.

Museo archeologico del territorio di Populonia

Il museo, situato nel Palazzo Nuovo (antiche stalle e alloggi della corte degli Appiani), all’interno della cittadella è collegato al Parco archeologico di Baratti e Populonia e ha come scopo di illustrare la storia del territorio e dell’utilizzo delle sue risorse, tra cui in particolare quelle minerarie. I materiali sono databili dall’epoca preistorica a quella etrusca (corredi tombali dalle necropoli di Populonia) e romana.

Vi sono esposti modelli di impianti produttivi (forni protostorici ed etruschi), di una tomba e del carico di una nave. Tra gli oggetti di maggior pregio si citano l’incisione su pietra di un bisonte di epoca preistorica e la nota anfora di Baratti, in argento, datata presumibilmente intorno alla fine del IV secolo a.C. venne rinvenuta accidentalmente tra le reti di un peschereccio nel 1968 nelle acque del golfo di baratti. L’anfora presenta 134 applicazioni ovali con figure, legate al culto della Dea Cibele.

Presso il museo è attivo un centro di archeologia sperimentale, riguardante la lavorazione della ceramica e della pietra

Museo di arte sacra Andrea Guardi
Museo che riguarda la Piombino sacra; è attiguo alla Chiesa di Sant’Antimo e offre ai visitatori interessanti testimonianze del mondo religioso nei secoli.Il Museo si trova in alcuni locali della Concattedrale di S. Antimo, forse la Sala Capitolare dell’antico convento degli Agostiniani. Il grosso del museo è costituito dalle opere di Andrea Guardi, artista fiorentino quattrocentesco, molto attivo a Piombino, ma non mancano oggetti da altri luoghi di culto del Piombinese (Val di Cornia) come Suvereto e altri luoghi limitrofi, e opere ed arredi provenienti dalla Concattedrale. Nel museo son conservati dipinti (pale provenienti da Populonia), sculture lignee ed in marmo e gli oggetti di uso liturgico (calici, paramenti, ecc.)antichi ostensori.

Biblioteche e Archivi Storici

* Biblioteca civica Falesiana
* Biblioteca civica Falesiana - Sezione di Riotorto
* Archivio storico di Piombino “Casa delle Bifore”:

L’Archivio conserva e valorizza il patrimonio documentario relativo alla storia della città di Piombino e di tutto il suo territorio; organizza visite guidate e attività didattiche; fornisce assistenza e consulenza per le ricerche e mette a disposizione gli inventari e i cataloghi cartacei e informatici; garantisce la consultabilità degli atti.
Sono presenti i seguenti archivi, biblioteche e raccolte:

o Archivio del Comune di Piomb
o Archivio dell’Ente Comunale di Assistenza
o Archivio dell’Ospedale Civile di Piombino
o Archivio della Camera del Lavoro di Piombino
o Archivio e biblioteca di E. Bartalini – E. Zannellini – A. Gaggero
o Biblioteca e fondo manoscritto di Romualdo Cardarelli
o Collezione di Luigi Magnani
o Collezione di Valerio Guerrieri

Storia (fonte: http://www.infol.it/piombino/storia/storia.htm)

Piombino posta sull’omonimo promontorio, trae la sua origine da una zona primitivamente formata da numerosi corsi d’acqua che, fino ad alcuni secoli fa, percorrevano tutta la pianura formando due stagni, quello di Piombino o delle Monache e quello di Rimigliano. Entrambi nel corso del tempo divennero paludi e soltanto un’opera di bonifica successiva le risanò.
Il nome della città deriva da “Populino” ovvero piccola Populonia che poi divenne” Palumbino” e poi Piombino. La Repubblica di Pisa, dalla quale Piombino era governata, aveva, oltre al porto pisano, il porto di Falesia a Piombino, che nel 1466, quando fu costruito il Porticciolo della Marina, prese il nome di Portovecchio. Nel 1022 il monastero di San Giustiniano a Falesia, sorto a un Km di distanza da Piombino, in prossimità del mare, accolse e favorì l’attività di pescatori, naviganti e lavoratori, durante quasi tutto il secolo e da quella, ebbero origine altre costruzioni, compresa la Rocca e le torri intorno allo sperone di roccia della Rocchetta, poi nominato Palazzo Bovio e conosciuta oggi con il nome di Piazza Bovio.
Nel 1115 la città di Piombino era nelle mani del feudatario che era l’Abate del Monastero, cittadino della Repubblica di Pisa. Sotto di sé aveva i “Fedeles”, rappresentanti del popolo di Piombino e sopra di sé aveva l’Arcivescovo di Pisa, i Consoli ed il comune di Pisa. La Rocca di Piombino era presidiata dai soldati pisani. Il Torrione (o Rivellino) risale all’anno 1447; al suo interno due epigrafi visibili, scritte a distanza di un secolo l’una dall’altra, rilevano la situazione Piombino nel periodo. Nella prima epigrafe, posta intorno alla porta di ingresso del Torrione, si fa riferimento a Rovigo Monaco che, avendo ricevuto l’incarico di Console, iniziò la costruzione di questa torre; mentre nella seconda epigrafe, situata sul lato destro della porta del monumento, si evince come l’autorità dell’abate fosse ormai stata soppiantata dall’istituzione di tre Consoli piombinesi che comunque a loro volta, già mezzo secolo dopo lasciano il posto alla figura del Capitano, incaricato da Pisa di governare dal punto di vista civile e militare Piombino, l’Isola d’Elba e Baratti, come viene ricordato nella costruzione del Porticciolo e dei Canali di Marina eseguita nel 1248. Le sei cannelle che costituiscono la fonte dei Canali in alto, hanno l’immagine della Madonna scolpita in mascheroni che nel 1618 furono realizzati in bronzo.
In fondo all’attuale Corso Vittorio Emanuele II, si incontra il Palazzo Comunale con l’annessa Torre civica, inizialmente chiamato Palazzo degli Anziani. Il Palazzo Comunale fu costruito tra l’anno 1435 e l’anno 1444 ad opera di Mastro Nanni di Mogio di Terranova in Valdarno. La Torre civica fu costruita alla fine del secolo XVI, quando gli Anziani affidarono i lavori al maestro Francesco di Leone. Fu poi demolita nel 1938 e ricostruita. In tale occasione vi fu trasferita la campana del Torrione, fusa nel 1778, sulla quale si trovano le immagini con epigrafe della Madonna di Cittadella e di S.Anastasia.
Sul lato sinistro del Palazzo Comunale, percorrendo la via in salita che conduce al Poggio dove sorge il Castello, si trova la Casa delle Bifore, conosciuta anche con il nome di “Palazzo di Martino di Brancaccio” o “Casa Minelli”: si tratta dell’unica testimonianza in Piombino di architettura civile duecentesca, per di più conservata quasi intatta. Si presume che la realizzazione della Casa delle Bifore sia opera di un Guelfo o di un simpatizzante dei Guelfi e che risalga al periodo compreso tra il 1284 e il 1289. Di fatto essa scampò in tutto o in parte ai soldati pisani che perseguirono i Guelfi fuggiaschi rifugiatisi a Piombino in conseguenza degli esiti della battaglia della Meloria e ne bruciarono le abitazioni. La battaglia della Meloria, combattuta tra Pisani e Genovesi che ormai da tempo si contendevano il potere su Piombino, vide i secondi vincitori e la condanna a morte del Conte Ugolino.
Il Castello di Piombino ha origine dalla iniziale struttura del “Cassero pisano” del XIII secolo, porta sud della città, contemporaneo per costruzione al Torrione, del quale rispecchia sia le proporzioni che il tipo di materiale impiegato. Nei secoli XV e XVI la porta venne incorporata in una fortificazione centrale che si riscontra nel Castello attuale e che veniva appunto chiamata “Cassero”; mentre il “Poggio al Cassero” era il nome della punta sul mare dove esso si trova. Un intervento per potenziare la fortificazione si ebbe da parte di Leonardo da Vinci nel 1504 che, pur non riuscendo a realizzare i suoi progetti, dette un’impronta rilevante allo stile rinascimentale delle fortificazioni a cui si interessò. Durante il dominio di Cosimo I de Medici (1552-1557) si procedette ad un ulteriore rafforzamento, realizzando una struttura a forma di stella, tipica delle fortezze litoranee toscane dei secoli XV e XVI.
Successivamente, per aggiudicarsi il dominio su Piombino, iniziò un periodo di aspri conflitti tra nobili famiglie patrizie finché Gherardo Appiani, figlio di Iacopo I che era divenuto signore di Pisa nel 1398, fondò la Signoria di Piombino di cui facevano parte anche l’Elba, Pianosa, Montecristo, Scarlino, Buriano, Suvereto e Populonia. Nell’impossibilità di reggere tutto questo dominio, Gherardo vendette la Signoria di Pisa a Galeazzo Visconti di Milano e si riservò Piombino ed i paesi citati. Fece edificare la sua residenza a Piombino nella Piazzerella (attuale Piazza Bovio) e, alla sua morte, con disposizione testamentaria, lasciò lo Stato al figlio Iacopo II sotto la tutela della madre, donna Paola Colonna. Costoro governarono Piombino ponendolo sotto la protezione di Firenze prima, di Siena poi, e infine nuovamente di Firenze. Alla morte di Iacopo (1441) e di donna Paola (1445), successori furono la figlia di costei, Caterina, ed il genero Rinaldo Orsini.
Durante il suo governo una grossa minaccia per l’integrità della Signoria fu l’assedio di Alfonso I d’Aragona, re di Napoli. Rinaldo Orsini, giovandosi anche di aiuti senesi e fiorentini, resistette stoicamente all’assedio, costringendo Alfonso d’Aragona a ritirarsi e salvando l’autonomia del proprio stato. Nel 1450 Rinaldo Orsini morì di peste e stessa sorte subì, l’anno successivo, anche sua moglie, che nel frattempo si era ritirata a Scarlino.
Il Principato passò al fratello di Gherardo, fondatore della Signoria di Piombino, Emanuele Appiani e poi a suo figlio Iacopo III nel 1457. Quest’ultimo, poco idoneo al ruolo di governatore in quanto di natura generosa, dedito ai piaceri e di scarsa integrità morale, si fece costruire il Palazzo Residenziale Villanova che oggi è chiamato Cittadella in sostituzione del vecchio Palazzo Appiani che si trovava in Piazza Bovio, annesso alla chiesa di S. Lorenzo. Un’altra chiesa, costruita dalla corporazione dei marinai nel secolo precedente, fu fatta ampliare ed abbellire con un portico rinascimentale e qui fu trasferita la chiesa della parrocchia che prese il nome di S.Antimo. A Iacopo III successe il figlio Iacopo IV. Durante il suo governo il Principato fu occupato da Cesare Borgia, sostenuto dal papa Alessandro IV, alla morte del quale, il duca Valentino rinunciò a Piombino, dove tornò a signoreggiare Iacopo. Durante il governo del duca Valentino, fu presente a Piombino Leonardo da Vinci, prima nel 1502 per occuparsi di un progetto sulle opere di bonifica delle paludi e poi, nel 1504, per studiare il potenziamento delle fortificazioni di Piombino. Iacopo IV fu il primo a far coniare monete d’oro presso la zecca che si trovava nel paese di Marciana, all’Isola d’Elba. Nel 1511 morì ed il Principato fu lasciato al figlio Iacopo V e poi a Iacopo VI, sotto la tutela della madre Elena Salviati. Alla morte di Elena Salviati, Cosimo de Medici riuscì ad impossessarsi del Principato. Durante la guerra tra spagnoli e medicei contro senesi e franco-turchi, la vittoria dei primi comportò però anche la rinuncia dei Medici a Piombino, in cambio di Siena e Portoferraio. Il figlio di Iacopo VI, Alessandro, ebbe allora il comando del Principato, ma la sua condotta non convinse i piombinesi, le cui principali famiglie congiurarono contro di lui, lo uccisero ed affidarono il Principato allo spagnolo Felice d’Aragona, comandante del presidio. La lotta per il possesso di Piombino proseguì con alterne vicende tra fiorentini, Appiani e napoletani, finché gli spagnoli la cedettero a Niccolò Ludovisi principe di Venosa e, dopo la sua morte, alle di lui figlie.
Nel 1801 i francesi conquistarono il Principato e Napoleone nel 1805 lo assegnò alla sorella Elisa Baciocchi, che andò ad abitare, durante i suoi periodi di residenza in città, nel Palazzo delle Delizie, dietro Cittadella. Sotto Elisa Baciocchi, fu creato il codice rurale del Principato di Piombino. La sede parrocchiale di Piombino fu trasferita nella chiesa di S.Agostino, ora S.Antimo, trasformando la precedente S.Antimo e l’annesso monastero di S.Anastasia in ospedale. La chiesa di Sant’Antimo sorse, con il nome di San Michele, ad opera degli Agostiniani; nel corso del tempo venne ingrandita e nel 1374 fu ricostruita, come si rileva da una lapide sotto la quale si trova lo stemma dei Gambacorti. Da San Michele, prese più tardi il nome di Sant’Agostino e infine quello di Sant’Antimo.
Piombino proseguì la sua storia passando dal Principato al Granducato di Toscana, in conseguenza degli accordi raggiunti durante il Congresso di Vienna. Nel secolo XIX e nel successivo, la città continuò la sua evoluzione politica, economica e sociale rafforzandosi nel periodo della comparsa dell’industria e raggiungendo un nuovo assetto nell’epoca più moderna, fino ai nostri giorni.


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