l’Ottonda di Piombino
Venerdì, 8 Gennaio 2010
Anni fa, quando a Firenze facevano i lavori intorno alla Fortezza, per creare una viabilità alternativa fecero una rotatoria ovale, presto rinominata “Ovonda” e passata alla storia per la sua pericolosità (tanto che mio fratello lo investirono anche). Noi, che siamo eoni avanti, allo svincolo della SOL ci siamo inventati l’Ottonda. Una bizzarra rotatoria a forma di otto allungato (o di Barbapapà, se si vuole) con la quale vado a inaugurare i post del 2010. Ho voluto aspettare prima di parlare del ghiaietto, delle buche, della scarsa illuminazione; aspettare che tutto fosse sistemato, perché ero certo che lo sarebbe stato. Infatti, spazzati via i rimasugli di ghiaia, coperte le buche e posizionati i lampioni, la nuova rotatoria - che si è già guadagnata insieme alle altre un gruppo dedicato su Facebook - è finalmente pronta.
Con qualche piccola riserva, comunque, che mi preme sottolineare… Lo capisco, la forma è già strana, lo svincolo in forte pendenza, ma i raccordi tra l’asfalto nuovo e quello esistente sono tanto grossolani che immettendosi nella rotatoria si sente lo scalino. La pendenza, da ogni lato (e qui bisogna averlo fatto di proposito) è esattamente l’opposto di quella che ci si aspetterebbe; purtroppo chi fa la viabilità per qualche bizzarro scherzo del destino non pensa mai a chi viaggia su due ruote - che tra l’altro sarebbe invece da tutelare perché esposto a rischi ben più pesanti rispetto agli automobilisti - e in questo caso percorrendo la curva ci si ritrova già a piegare pur non volendo, col rischio di slittare anche a bassissime velocità. Vi risparmio cosa succede con la strada bagnata. Ma il colpo di genio l’ho visto la scorsa settimana, una di quelle cose che ti lasciano di stucco.
Che con le forti pendenze ci si dovesse preoccupare dello scolo delle acque - oltre ad essere ovvio e primario per chi progetta - avevamo già parlato tempo addietro, quando una cascata di fango invase la corsia provvisoria. Ora, memori di quelle considerazioni e delle temibili pozze assassine che crea il cordolo della ormai funesta e famigerata pista ciclabile di San Vincenzo (che mi si dice il sindaco Biagi voglia prolungare fino a Baratti…) cosa hanno fatto? Un bel cordolo spartitraffico in cemento e asfalto dell’altezza di una decina di centimetri a dividere le corsie di ingresso e uscita della rotatoria. Non ci vuole un genio per immaginarsi, con gli acquazzoni che ormai sono diventati frequentissimi, che razza di lago si possa formare all’ingresso della rotatoria lato nord. Vi basti sapere che qualche tempo fa un SUV ha alzato un’onda tanto alta da oltrepassare la mia testa mentre, in Vespa, procedevo al suo fianco sulla rampa che sale verso il liceo…
Vedere poi, in una mattina piovosa, sotto un’acqua e un tempo da lupi, tre operai che con la martellina e in mezzo a ondate e bestemmie spaccano il cordolo appena costruito per cercare di far defluire l’acqua (e insultando ogni automobilista che passa, inondandoli) beh, mi lascia davvero esterrefatto.
Il camion parcheggiato nella corsia di sorpasso; uno a reggere un ombrellino rosso e gli altri due a spaccare. Sicurezza ed efficienza.
Non posso essere d’accordo con le politiche del fare per dimostrare la volontà di fare. Non perlomeno quando l’esigenza di fare non è poi così impellente. Inutile per esempio realizzare una tre corsie (dove la gente non ha ancora imparato a tenere la destra e viaggia a 30 km/h in corsia di sorpasso) per snellire il traffico in ingresso e giungere a dei colli di bottiglia insormontabili peraltro intasati da rotatorie che disorienterebbero un segugio. Ora attendiamo con ansia l’ottonda gemella alla curva del Gagno. Un otto di qua, un otto di là. Nella Smorfia napoletana l’otto è “‘a Maronna”, e speriamo che ci assista lei!
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