soluzione #2 - altro che fuga da New York…
Martedì, 4 Novembre 2008
Ebbene si’, Marco e Giacomo hanno centrato il bersaglio. La scritta un tempo recitava proprio “Bronx merda” e si trova sul muro che, lungo la strada, divide le scuole elementari di Diaccioni dalla chiesa.
Il riferimento, per chi non sia troppo giovane ne’ troppo decrepito, e’ ovviamente al Bar Bronx, mitologico nucleo del male di un quartiere di confine che, negli anni ‘80, veniva identificato come ghetto. Certo, il nome del bar non poteva cascare piu’ a fagiolo, ma anche gli ingredienti c’erano tutti: un quartiere architettonicamente equivalente all’Agglomerato dei romanzi cyberpunk di William Gibson, col campo da basket, quello da calcetto in cemento durissimo, i tossici che si procuravano la roba e andavano a bucarsi proprio dietro al bar in un periodo in cui l’eroina era piu’ diffusa delle Big Babol. E poi a contorno tutta una fauna incredibile, i rappettari col ghettoblaster che di li’ a pochi anni sarebbero passati all’hip hop, i metallari che invece sarebbero rimasti fedeli al metal fino a oggi, gli sfatti che a oggi purtroppo non ci sono arrivati, i disgraziati per davvero.
Chi non ci viveva, tra quelle torri, vedeva il posto come un vero e proprio ghetto, certo, di quelli alla buona che una piccola cittadina industriale di provincia riusciva a scimmiottare dall’America dei film, ma pur sempre ghetto. Segnare con la bomboletta spray su quel muro, all’ingresso del quartiere senza sfondo, una scritta che ha il tono della sfida era, almeno allora, marcare il territorio; stabilire il confine (il gateway si direbbe oggi) tra la citta’ e quello che ne si vuol tenere fuori.
Oggi ci vado ad allenarmi e passo spesso di fronte a quello che resta del vecchio Bar Bronx; nessuno che non abbia vissuto quel periodo ne noterebbe le inesistenti tracce, ma non nascondo che mi sfugga un sorrisetto guardando le vetrine e ripensando a quando ero piccolo. Oggi l’urban culture fa leva su altri temi, non c’e’ lo scontro, non ci sono le bande e probabilmente si vive meno a contatto con gli altri. Non dovendosi spartire degli spazi non c’e’ attrito.
Il Bronx, a Piombino, non fa piu’ paura, solo un po’ di nostalgia.
17 commenti a “soluzione #2 - altro che fuga da New York…”
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Nostalgia è vero. Nostalgia e anche una punta di orgoglio per chi come me in parte si identifica attraverso questi ricordi con un bar “pericoloso” (a detta dei nostri genitori) e rivive i pomeriggi passati al campino (duro) di calcetto. Anni in cui, forse perchè troppo giovane, o troppo ottimista, o addirittura troppo integrato nel quartiere, consideravi il bar come un comune luogo di ritrovo o semplice sala giochi. L’unico inoltre vicino a casa, l’unico a cui avvicinarsi per comprare un bicchiere di spuma o una bottiglietta d’acqua.
Bronx merda e Forza Metropolitan (sul pavimento della pista di pattinaggio sopra al bar), scritte storiche che stabilivano un “controllo” territoriale e una voglia di fare gruppo, di fare banda, quasi a scimmiottare “I guerrieri della notte”.
Forse sono troppo giovane per conoscere la storia del Bronx…Forse vivevo in un altro pianeta…

Io ricordo il Joys…ma so che non c ‘entra molto.
Perchè non lanciare un sondaggio nel prossimo blog : Big ben o zibibbo??
Peccato che sono oramai un ex piombinese.
Alessandro, il mio ragazzo ti conosce e ti saluta : è Michele Bigwhite!
Scusate,ma!!!!!…………………noi che ai DIACCIONI ci siamo nati cresciuti e attualmente residenti, con mogli mariti e figli …….. vicini vicini al bar Bronx e che negli anni ottanta avevamo l’eta’ giusta per girare e far parte di quello che voi dite essere un covo di tossici………………………….BEH………………….MAI……………….MA PROPRIO MAI ………………….S’E’ VISTO UNA SIRINGA IN GIRO………………….detto questo……………se chi chiacchera non conosce i fatti…….vi spiegamo noi la ragione della scritta Bronx merda :
effettivamente ai tempi esistevano vari gruppi con diverse ideologie politiche e modi di vedere la propria adolescenza…questo non vuol dire
che il Bronx piuttosto che il Guerrieri, l’Imperia, Manhatan, Bar Stella, il bar della stazione fossero covi di tossici….forse chi ha detto che quella scritta “Bronx merda” fosse riferita al Bar dei Diaccioni non sa chi e perchè l’ha scritta perchè non c’era PER DAVVERO E FISICAMENTE……o forse era lui il Tossico……noi che ai Diaccioni siamo vissuti vi possiamo dire che non era un marcare il territorio e nemmeno l’ingresso in un ghetto……ma era una scaramuccia fra due persone fisiche (impossibile al momento far nomi…perchè oggi sono persone che ricoprono ruoli pubblici). Di conseguenza ci sentiamo, non tanto offesi perchè compatiamo chi ha scritto il messaggio iniziale, visto che è piuttosto evidente che ai Diaccioni non c’è mai vissuto e ci viene il dubbio che da adolescente ci sia passato correndo come ora….MA allibiti per queste licenziose sciocchezze che si è permesso di dire evidenziando una analisi poco reale sia del periodo sia dei luoghi…. cerca di corre veloce….!!!! Al ghetto ci starai te..!!
P.S. le case dei Diaccioni costano uno sbotto….
Su tutto quetso rifletterei…..
tanti saluti da
Lara e Claudia e tanti altri rispettabili quarantenni Diaccionesi
…………………………..mah? forse x 25 anni ho vissuto in un’altro mondo,ma non ricordo ne tossici che si bucavono,ne’ campi di calcetto…..al massimo ricordo una pista di pattinaggio che in tempi molto recenti e’ stata “arbitrariamente”adibita a campo di calcetto!!e un gruppo di ragazzi ( oggi quarantenni e pensandoci bene molti ricoprono ruoli importanti,sia nell’amministrazioni pubbliche che private o sono piccoli o medi imprenditori)…dicevo ricordo un gruppo di ragazzi e ragazze che si ritrovavano al bar per fare molto,ma molto meno di quello che i sedicenni di oggi fanno,ma non tutti abitavano ai Diaccioni….se non sbaglio c’erano altri bar e altri punti della citta’ che erano un ritrovo……..non e’ per fare polemica,ma :”Bar Bronx, mitologico nucleo del male”mi pare un po’ eccessivo……….forse chi ha scritto ha confuso la realta’ con un film……..io non so’ se Alessandro Melillo conosce personalmete i frequentatori “del bar del ghetto”…..forse un paio di quelli piu’ grandi non hanno fatto una bella fine…………..come molti altri in Piombino che con i Diaccioni e il bar Bronx non avevano nulla a che vedere………………….mi pare un’analisi superficiale ,da chi certe cose le ha solo sentite raccontare………….come si dice………………. .leggende metropolitane………………negli anni 80 c’erano si i gruppi a Piomino come nel resto d’Italia, ma al di la’ del nome o del luogo o del colore politico (o delcolore del piumino) c’era una solidarieta’ e un’amicizia che ancora oggi a distanza di molti anni esistono……………………il ghetto e’ quello che le persone hanno nella testa…………..le scritte non erano unico patrimonio dei diaccioni………..forse sono passate volutamente inosservate quelle inerenti i vari gruppi del tempo,ubicate in via fucini in colrso Italia e in altre via della citta’!!!!!!!!!!!………..questo vuol dire che anche quelle segnavano l’inizio di un ghetto????????????……………………………………….non mi pare…………………Chi viveva e fortunatamente e’ tornato a vivere(visto il costo proibitivo degli appartamenti che neppure negli anni 80 ricordavano architettonicamente i villaggi cyberpunk di William Gibson”l’immagine sta’ nella mente di chi legge” )…..ai Diaccioni non condivide questa visione………..perche’ non e’ la realta’……………………………chi non viveva e sfortunatamente non vive tra quelle torri….forse e dico forse non e’ in grado di giudicare……………..non posso fare ne nomi ne cognomi…………….(la famosa legge sulla privacy.)ma quella scritta e’ stata fatta non per marcare un territorio,ne’ per dimostrare nulla era solo una ripicca tra due persone…………………e visto che negli anni dell’adolescenza ho vissuto ai Diaccioni ed ho frequentato il bar bronx come molti,ma molti altri quarantenni di oggi ……..mi sento offesa da questa analisi fasulla e priva di fondamento……………immagino che venendo ad allenarsi ai diaccioni ti sia sfuggito un dettaglio……quelle che vedi correndo non sono vetrine,ma garage!!!!!!!!!!!!!……………….forse anche allora correvi troppo velocemente e non hai ben capito cosa ti passava davanti agli occhi…………………………………………… forse non vivi nella realta’,ma gli attriti sono molto ma molto evidenti.passa in piazza gramsci o in fondo a Corso Italia dopo le 23.00 poi vedi cosa vuol dire attriti e CULTURA URBANA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
saluti Stefania
Bellissimo scambio di battute che getta una luce imprevista su un pezzetto della storia piombinese recente. Non entro nel merito, perché all’epoca ero già più grandicella e in altre faccende affaccendata, e del Bronx ho solo sentito parlare. Ma se posso dire: non credo che il post di Alessandro volesse essere offensivo. Casomai tende a mitizzare una realtà urbana che, ad essere sinceri, tanto bella non è, almeno dal punto di vista architettonico (insomma, quelle torri un po’ l’idea del ghetto la suggeriscono, e anche se è vero che gli appartamenti adesso costano uno sbotto di soldi! era proprio la concezione dei progettisti dell’epoca che non funzionava!). Quello che nasce privo di un’identità precisa, riceve tuttavia un’aura particolare dalle storie della gente che lì ha vissuto e vive. In un certo senso i vostri commenti confermano quello che lui scrive. Intendiamoci: non tanto che il Bronx fosse davvero un “mitologico centro del male” (ma mi pare che Ale volesse essere solo ironico), quanto il fatto che fra i ragazzi degli anni Ottanta forse c’erano legami diversi, più intensi e sinceri, di quanto non accada ora. La vostra reazione accesa e l’attaccamento che mostrate ai vostri ricordi di gioventù in un certo modo lo conferma. Forse per gli adolescenti di oggi, chiusi nelle loro stanzette a messaggiarsi via computer, è più difficile, nel male e nel bene, fare esperienze come quelle che hanno marcato le giovinezze dei loro genitori o fratelli maggiori. Detto questo, mi avete fatto venire una gran curiosità riguardo all’identità misteriosa di chi ha lasciato quella scritta … ma avete ragione, meglio rispettare la privacy!
Bene, sono innanzitutto contento di constatare che questi articoli li legga qualcuno e mi fa ancor piu’ piacere vedere che nel tirare fuori un tema ci siano subito degli animi che si accendono.
Voglio scrivere pero’ per puntualizzare un paio di cose che mi pare siano state *ampiamente* travisate, sia perche’ magari la lettura e’ stata frettolosa, sia perche’ magari il mio modo di presentare le cose fosse deliberatamente provocatorio e canzonatorio, un senso ironico che a quanto pare ho fatto male a dare per scontato.
Cara Lara, cara Claudia, cara Stefania e quanti altri rispettabili Diaccionesi si facciano forti della vostra sottile dialettica, sono piuttosto dispiaciuto che vi siate risentiti per una serie di riferimenti male interpretati forse proprio per colpa mia e del mio modo di scrivere. Passo quindi velocemente a precisare.
Definire il bar Bronx “mitologico nucleo del male” aveva un tono piuttosto scherzoso, e la stessa parola “mitologico” lo lasciava ben intendere. Purtroppo nel parlare comune odierno “mitologico” ha un senso di esaltazione che non e’ certo quello con cui l’ho usato io; l’accezione corretta nell’italiano corrente e’ piuttosto quella di “leggendario, irreale” e l’ho usata proprio perche’ le storie di cui andavo a parlare erano piu’ fantastiche che altro!
Sono piuttosto tranquillo nel ribadire che nel 1985 tra i ragazzini di altre zone di Salivoli il Bronx fosse identificato come un luogo pericoloso, per quanto a voi che ci vivevate allora e ci vivete ora non risulti affatto. Questo non significa che fosse necessariamente vero, e lo dico chiaramente: “Chi non ci viveva […] vedeva il posto come un vero e proprio ghetto”.
Io questa cosa la rievoco con affetto e mi piace ricordare l’aria misteriosa con cui a quei tempi e a quell’eta’ si sentivano raccontare storie inverosimili riguardo al Bronx cosi’come riguardo a cento altri posti.
Che non sia stata un’oasi di pace pero’ anche Nicola, che ha commentato prima di voi e che vive ai Diaccioni, lo dice apertamente: i genitori stessi lo ritenevano un “bar pericoloso”.
Non vorrei che pensaste che io abbia voluto gettare fango su un quartiere, perche’ allora sarei io a dovermi sentire offeso; se poi dal botta e risposta si passa ai cori da stadio (”al ghetto ci starai te”) e alle minacce (”cerca di corre’ veloce”) si passa il segno e si casca velocemente dalla parte del torto.
Ogni zona di Piombino ha ed ha avuto i suoi pregi e i suoi difetti; negli anni ‘80 l’eroina girava un po’ ovunque, mi ricordo bene le siringhe in tanti posti e guardate che ero un ragazzino che girava parecchio con la bici, dai Diaccioni, appunto, fino allo sfacelo di Portovecchio passando per i bunker dei Quattro Pini, il Vallone, la Lega Navale, la Centralina, da Gano… Al bar Falcone, per fare un esempio vicino a casa mia, gente sfatta ce n’e’ sempre stata e nessuno lo nega; al bar Stella pure, e cosi’ in tantissimi altri posti in citta’. Persino oggi si iniziano a ritrovare le siringhe, e se alzo lo sguardo le torri le vedo parecchio vicine. Difficile credere che siano state un’oasi di pace e amore, no?
Non volevo comunque in alcun modo dire che i Diaccioni fossero realmente un ghetto, dico che almeno nell’immaginario popolare dei piombinesi degli anni ‘80 lo fossero. Un po’ perche’ i ragazzini sono sempre inclini alla leggenda metropolitana, un po’ perche’ il mito dei film americani ce l’hanno sempre avuto tutti e figuriamoci ai tempi dei Guerrieri della Notte, un po’ perche’ architettonicamente si prestano e si sono sempre prestati come set perfetto. Chi tenta di smentire il collegamento con l’Agglomerato di Gibson probabilmente non ne ha mai nemmeno letto un solo libro; non si tratta infatti di un fantasioso “villaggio cyberpunk” ma del complesso residenziale ad alta densita’ abitativa della costa orientale degli States…!
Concludendo: non si trattava di un’analisi del quartiere ne’ di un servizio giornalistico dal taglio sociologico. Si trattava soltanto della rievocazione di storie e racconti dei ragazzini di venti, venticinque anni fa messe a commento di una scritta.
Attriti e cultura urbana non sono neanche quelli in piazza Gramsci o in fondo a Corso Italia, credetemi; provate una nottata a Rotterdam e vi sembrera’ che corso Italia e piazza Gramsci siano il giardino dell’Eden. A volte sono i termini di paragone che mancano.
Non sentitevi presi di mira perche’ ho pubblicato le scritte dei Diaccioni e non quelle di altre zone; sto tentando, post dopo post, di dare spazio a tutte quelle aree della citta’ che tanti non conoscono affatto e mi stupisco a volte che tanti amici ignorino l’esistenza di luoghi che per me risultano familiari o del tutto ordinari.
Chiedo scusa per primo, quindi, se vi siete offesi pur avendo travisato le mie parole, ma vi invito caldamente a tenere bassi i toni visto che, come ho gia’ detto in altre occasioni, io ci metto non solo immagini e parole ma anche nome e cognome, e sono sempre pronto alla discussione. Se i Diaccionesi sono cosi’ tranquilli e innocenti, perche’ mai dovrei correre veloce?
Però… interessante questo post. Devo dire che questa non la sapevo (non che sia un esperto della storia piombinese, ma sono curiosità interessanti e ricordi di tempi che non ho vissuto e fa sempre piacere trovarne qualcuno - ho 14 anni, che diamine, un modo di passare il tempo lo dovrò trovare si o no?). Comunque, dubito cha Alessandro avesse intenzione di offendere qualcuno: semplicemente, voleva raccontare una storia, vera, a quanto ho potuto sapere, ma senza certo insinuare che i Diaccioni siano un ghetto o un posto “poco raccomandabile” oggi come oggi. Insomma, io almeno non me ne farei un grosso problema. E con questo, ho detto la mia.
Francesco
…………………..Come dice Lorenza si corre il rischio di innescare flame,ma………………certe provacazioni,anche se fatte in buona fede(anche Kossiga provoca sempre in buona fede…cosi i dotti o gli interpreti eccellenti dicono)danno adito a polemiche!
Detto questo mi scuso se non ho immediatamente intuito il lato ironico e canzonatorio!Una nottata a Rotterdam piuttosto che a londra in certi quartieri (anche Roma,Milano o Torino per rimanere in casa nostra)possono risultare non proprio paradisiache!!
Vedi caro Alessendro (ed il caro non e’ ironico)a me hanno insegnato che ci si deve sempre soffermare su cio’ che si dice o si scrive prima di farlo,
si corre il rischio di innescare reazioni impreviste….
………………………..nessuna polemica………….ma essendo un blog viene letto da tutti…..grandi e piu’ piccoli………laureati……………..diplomati……………..o semplici e comuni mortali……………………………..
Lara
vedi Lara, c’e’ il provocatorio scherzoso e il provocatorio per rompere le scatole; il primo e’ il mio e il secondo quello di Cossiga.
Se ci si deve soffermare sempre su cio’ che si scrive prima di farlo, questo non vale certo soltanto per me.
Mi stupisco nel vedere che si chieda a me di pesare le parole quando voi per primi non mi avete risparmiato commenti pesantucci, ma va bene, questione chiusa da parte mia, e tutti amici, ok?
Francesco che ha commentato prima di te, pur avendo appena quattordici anni, ha capito perfettamente il punto della questione: “io almeno non me ne farei un grosso problema”.
una cosa sola: ma come mai metti tutte quelle smitragliate di puntini quando scrivi? si fa una fatica boia a leggere!
spero che continuerai a leggerci e commentare, a me fa piacere riscontrare interesse!
…………Mi pare che battibeccando si arrivi sempre poco lontano,non si costruisce mai nulla!!Ogni persona ha il suo modo di esprimersi……………..di scherzare e anche di provocare……………………………..
Per fortuna ci sono quattordicenni come Francesco che capiscono perfettamente il punto della questione!
Comunque concordo nel dire che non sono certo questi i grossi problemi……………………………………..
……………………………………..mi piacciono i puntini sopratutto sulle i
Boh, io tutta questa “ghettizzazione” dei Diaccioni da parte di Alessandro non l’ho letta… Intervenendo anche nel primo post, la mia bocca ha preso le forme di un sorriso, rievocando i “consigli” dei genitori riguardanti il “barre”.
Scuotendo anche la testa scherzosamente ripensando che poi di pericoloso non c’era molto, ma anche a scuola, tra i banchi delle elementari, potevi essere “fiero” di andare alla sala giochi del Bronx. Sicuramente i miei genitori (sono dell’80 e vivo ai Diaccioni dall’85) mi avrebbero detto le stesse cose anche se avessimo abitato in via Forlanini o in via Lerario… in riferimento magari al Falcone o allo Stella.
Appunto lo “scimmiottare” un qualcosa di leggendario o mitologico che sia, non la vedo come una denigrazione di noi abitanti dei Diaccioni, che passavamo anche il pomeriggio al campo da calcetto (mi domando come sia possibile non averlo presente, visto che per diverso tempo negli anni 90 sono state montate anche due porte con tanto di rete nel piazzale interno all’entrata dei Diaccioni, non nella pistina di pattinaggio), se non un modo scherzoso di riportare a mente sensazioni insite in quegli anni.
Ciao, Alessandro
non so quanti anni hai, e quindi come hai vissuto quel periodo; io ero già grandicello ed il Bronx era frequentato da quelli che io potrei definire “bimbetti”; dell’età di mio fratello. Tu parli dl Bronx come un posto pericoloso…e il bar di Norina ?? e la stazione ??? il castello qualche anno prima ??? A me il Bronx mi ricorda solo la fine di un bel periodo di Piombiono, quando non vedevi coltelli o armi varie, quando c’era la moda dei gruppi, come il “Guerrieri”, gli “Eagles”, “Funky boys and girls” e via discorrendo, ma ci si divertiva. Giravano alcune siringhe, è vero, ma MAI come adesso ed all’epoca una rissa con armi poteva sembrare un racconto di altri paesi lontani.
Ricordo con grandissima nostalgia la grande guerra di gavettoni che vide impegnati tutti i Piombinesi dall’adolescenza ai 21 anni, fu una cosa epica che fece notizia e mobilitò polizia e carabinieri. Oggi se va bene ti mettono in mezzo in 10 e ti mandano all’ospedale, altro che gavettoni…
Mi chiedo spesso dove è finito il mio vecchio Piombino, dove sono nato e cresciuto, dove tutti ci conoscevamo e dove mi sentivo a casa.
crileo,

non ho alcuna intenzione di ricominciare con la valanga di battibecchi che ha seguito questo post. una cosa e’ certa: hai letto l’articolo ma non hai letto i commenti prima del tuo, altrimenti non avresti commentato cosi’. quello che c’era da chiarire e puntualizzare e’ stato ampiamente chiarito e puntualizzato.
io non ho detto che i Diaccioni fossero un posto pericoloso, ho scritto che nel fantasioso immaginario collettivo del resto della citta’ quel posto e quel bar dal nome cosi’ evocativo, “Bronx” appunto, il quartiere veniva proprio mitizzato come tale.
non era e non e’ un giudizio di merito o di demerito, e’ stata solo una constatazione.
ti invito a leggere bene tutti i commenti e sono certo che capirai il tono di quello che ho scritto.
Ciao Alessandro,sono uno di quei ragazzi che hanno vissuto il gruppo del Bronx dal 1982 alla chiusura del Bar,quindi posso delucidare tante questioni da te citate,eravamo un gruppo di ragazzi per lo più 16enni che sognavano di ritrovarsi tutti insieme in un punto di ritrovo questo lo abbiamo trovato nel Bar Bronx,la cosa che sbagli è che la scritta si riferiva al gruppo del bar Bronx non al quartiere ne tantomeno ai suoi abitanti,io posso garantirtelo in tutte le salse perchè ho vissuto davvero in prima persona quell’epoca, non c’è mai stato uno di noi che usava siringhe o altro forse qualche spinello ma niente di più,eravamo in maggior parte ragazzi che giocavano a calcio nel Salivoli e ci siamo riuniti lì perchè era un posto vicino casa,tra l’altro tra di noi e eravamo tanti circa 40 50 ragazzi che frequentavano il Bar solo alcuni vivevano ai Diaccioni eravamo per lo più di tutti i quartieri di Piombino,ciao a presto
caro Roberto, invito anche te a rileggere non solo il post ma anche il chilometro di commenti che lo seguono. l’ho ripetuto in tutte le salse e mi sono ormai anche stancato: IO NON CE L’HO COI DIACCIONI. oooooh. non ce l’ho nemmeno col bar Bronx, non ce l’ho con nessuno.
Tant’e’ vero che non ho detto che quelli dei Diaccioni fossero delinquenti drogati ne’ ho detto che lo fossero quelli del bar.
Ho detto che a meta’ degli anni ‘80 per chi viveva AL DI FUORI di quel luogo, di quell’ambiente, di quel gruppo di ragazzi, e quindi in genere per il resto di Piombino, quel posto veniva automaticamente associato all’idea di Bronx che i ragazzetti ritrovavano in film tipo “I guerrieri della notte” e quindi giravano storie tanto eclatanti quanto inverosimili che comprendevano tutta quella serie di elementi folkloristici tipici del contesto: la droga, le risse, le bande, le guerre etc…
NON HO DETTO che negli anni ‘80 i Diaccioni fossero pieni di drogati assassini, e’ che la gente si inalbera subito e legge solo quello che vuole leggere, parte in quarta e poi nega anche la realta’, tipo negare l’esistenza del campo di calcetto (c’erano anche le porte…) o delle siringhe (e nel 1984 a Piombino tra poco c’erano siringhe anche sul sagrato di S.Antimo).
A quei tempi le bande e lo scimmiottamento degli scontri visti nei film americani (piu’ a parole e a colpi di bomboletta che altro) erano parecchio di moda. Lo stesso bar Bronx non l’avrebbero mai chiamato cosi’ se non avessero subito il fascino dei Warriors, dei Baseball Furies e tutte quelle americanate (divertenti, anche) da cinema tipico degli anni ‘70/’80.
Quindi, se dico che a quei tempi il quartiere si fosse fatto una certa fama non e’ che lo dico per offendere nessuno, ho solo riportato le opinioni di quel periodo, e perfino con un tono tanto scherzoso da risultare quasi affettuoso.
Mi piacerebbe proprio prendere un campione di piombinesi che a quell’epoca erano tra i quindici e i vent’anni, che hanno vissuto altrove e chiedere “cosa ti fa venire in mente il bar Bronx di Diaccioni negli anni ‘80?”
Sono certo che nessuno mi rispondera’ “un gruppo di ragazzi spensierati e allegri” o “il circolo del tressette”.
Ho preso come pretesto una scritta sul muro per poter raccontare una leggenda urbana di quasi trent’anni fa che probabilmente quelli che sono ragazzi oggi non hanno mai sentito raccontare. Se penso a come s’e’ agitata per nulla certa gente resto allibito.
se poi si vuol continuare a puntualizzare senza leggere ditemelo, che smetto di scrivere a tutti le stesse cose.
guarda,mi sono voluto togliere la curiosita’ e ho chiesto su Facebook ai miei contatti “ma a voi, cosa vi fa venire in mente il Bar Bronx di Diaccioni negli anni ‘80? cosi’, per curiosità” e due persone che non leggono questo blog e quindi non sono influenzate dalla discussione sapete che m’hanno risposto?
una m’ha detto “i miei primi giri in motorino (Sì) e dei drogoni col chiodo addosso che mi facevano una paura boia (e probabilmente erano solo un po’ stonati)”.
un altro solo “gare di rutti”.
la prima e’del 1971, quindi il Bronx l’ha visto ai tempi d’oro. il secondo e’ del 1979 e nonostante non abbia proprio un ricordo idilliaco del posto, ovviamente non ha tirato fuori nemmeno tutto questo sentimento da guerra di bande.
saro’ io che mi sbaglio?
Ciao Alessandro,
ho letto tutti i commenti di questo blog, e la cosa mi ha fatto solo un grande piacere sapere che si parla ancora di quei “bei” tempi, e sottolineo che il delinquente dell’ epoca impallidirebbe di fronte ad un “santo “ di oggigiorno.
Il tuo racconto è il dipinto di una delle icone di Piombino anni ’80, fatta da un ragazzino, se così si può dire, colpito dalle “maschere” indossate da alcuni, come hai detto tu, per scimmiottare le varie situazioni tipo Warriors, ecc.. Come ha scritto Roberto, al massimo ci girava qualche canna, ma, che io sappia, di cattivo al Bronx non c’era nessuno. Per i ragazzi di Salivoli come me i luoghi da evitare erano più il Castello, la Stazione, il bar di Norina (in V.de Sanctis), il Trastevere (in centro storico), ma forse parlo col senno di qualche anno prima. Non nego che qualcuno ha forse travisato il vero senso del tuo narrare e comunque ti posso assicurare che a me leggere queste righe ha risvegliato una profonda nostalgia che tentavo di reprimere, gli anni purtroppo scorrono veloci anche se non vorremmo, e rivedere questo tuo dipinto mi ha fatto fare fatica a trattenere una lacrima. Sono stato felice di ricordare quei fatti e misfatti e questo viaggio indietro nel tempo ricordando soprattutto questo quartiere oltre la “curva culo a turbina” mi ci voleva proprio, anche se forse adesso mi sentirò ancora un po’ più vecchio…