Il lato positivo
Lunedì, 15 Settembre 2008
Ci si chiedeva tempo addietro come mai ci sia tanta voglia di scimmiottare le metropoli nel vomitare in periodo estivo tutto un conato di iniziative insulse, manifestazioni pacchiane, incontri di dubbia qualità e inutili mercati del brutto e del peggio. Già, pare che ci sia una certa predisposizione peraltro spalleggiata da una massiccia lipidica frequentazione da parte di tutta una massa di “strusciamuri” - come li definirebbe qualcuno che conosco bene - che niente di meglio ha da fare se non perdere tempo a vuoto, divertirsi per forza ed ingigantire la veemenza kitsch di tali manifestazioni di inconcludenza. Bene, ora che credo di aver usato un sufficente quantitativo di aggettivi dequalificanti vi chiederete quale sia l’attinenza con il titolo del post. E’ presto detto: un lato positivo, in tutto questo bailamme esiste, ed è evidente con tutta probabilità solo agli occhi di un fotografo. Quel turbinio di facce, di oggetti bizzarri, di luci, di espressioni, costituisce per un appassionato di street photography l’equivalente del tesoro dei pirati; è tutto lì, disponibile, in mostra, quasi, e basta solo alzare il vetro (obiettivo lo dice chi fa i matrimoni) e scattare. Si tratta oltretutto di una buona palestra per chi si avvicina alla fotografia perché occorrono discrezione, rapidità, abilità tecnica basilare e una buona dose d’occhio per le inquadrature e i loro continui mutamenti. Così quando si inizia non si riesce a smettere, e in queste occasioni tutto diventa, da incredibilmente palloso, immediatamente interessante. Chi diavolo le compra le sculture africane fatte con gli scarti di mobilio a Salerno? Nessuno. Ma diavolo, che soggetto fantastico è quello che le vende. Come resistere a una distesa di piante grasse che non potrete mai ricreare a casa a meno che non spendiate un patrimonio? Ognuno ne compra tre o quattro e se ne gode la mestizia una volta messe sulla mensola del salotto; una foto dell’ambulante che le vende dà tutta un’altra soddifazione. E cosi’, di volta in volta, ogni manifestazione acquista un sapore particolare e c’è un fascino sottile nell’osservare la gente della tua città, i particolari, quello che nessuno nota perché è troppo impegnato a far vedere che si diverte guardando i banchi dei cinesi con le Sante Vergini dei LED.
E a volte sei tentato anche te di esagerare, a volte prendi la tua macchina biottica medio formato col mirino a pozzetto ed e’ li’ che la gente si accorge di quello che stai facendo, dell’incredibile mostro meccanico che stringi tra le mani, si volta a guardarti con smorfie e facce che non immagineresti neanche in un film di Tim Burton. Sei diventato parte del gioco, del circo dei folli, sei uno di loro, sei lì per loro. E loro ti ricompensano: lasciando sulla tua pellicola 6×6 delle immagini che non avresti scattato neanche allestendole in studio.
Oooh, impazzisco per questo…!
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